La chitarra totale – Intervista a Francesco Buzzurro

giugno 21, 2011 by Giovanni Pelosi

A soli quarantun anni il chitarrista siciliano ha un’importantissima carriera alle spalle, fatta di titoli accademici, di un recente incarico universitario, di world music, di classica, jazz, pop e tutto quello che può venirci in mente. Di formazioni polistrumentali, di collaborazioni con le più importanti orchestre, con grandi interpreti della canzone italiana, e con grandi musicisti di molti Paesi diversi. Ha già pubblicato due CD di sola chitarra oltre a diversi in ensemble, nei quali mostra una tecnica assolutamente eccezionale, unita ad un grande gusto della improvvisazione e della melodia. All’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, dove lo abbiamo invitato a suonare sul Palco della Torre gestito da noi di Fingerpicking.net, abbiamo avuto modo di passare un po’ di tempo con Francesco Buzzurro e il suo produttore Alfredo Lo Faro, e ne abbiamo approfittato per toglierci qualche curiosità su questo incredibile artista, che ha saputo stupire e commuovere tutto il pubblico che ha avuto la fortuna di assistere alle sue performance.

Tu sei un chitarrista colto: oltre ai tuoi titoli accademici, insegni chitarra jazz presso il Conservatorio ‘Vincenzo Bellini’ di Palermo: ti sembra normale il grande entusiasmo che suscitano le tue esibizioni presso la cosiddetta gente comune?
Sì, mi sembra normale perché la gente comune va ai concerti per nutrire la propria anima di buoni sentimenti… in altre parole per emozionarsi, e la chitarra si presta mirabilmente a questo.

Credi che questo possa essere legato anche ad un repertorio, come quello de Lesploratore, che contiene brani di tutto il mondo, ma prevalentemente molto popolari?
La scelta del repertorio è fondamentale. Oggi sono convinto più che mai che occorre valicare il ghetto all’interno del quale molti musicisti si chiudono, a causa di un’ostinata visione unilaterale del fare musica. Credo che si stia perdendo l’imprescindibile dimensione ludica del suonare, la curiosità verso mondi diversi, e questo mi fa pensare che sarebbe meglio sfrondare i brani da ogni orpello cerebrale e intellettualistico se veramente si vuole mirare al cuore della gente. Praticamente bisogna trovare il giusto equilibrio suonando sia per se stessi che per il pubblico.

Vorrei capire perché un chitarrista con le tue qualità, al quale si sono affidate, per esempio, tante star della canzone italiana, sia relativamente poco conosciuto nel mondo dei chitarristi. O meglio, ne ho unidea: finora hai curato principalmente le collaborazioni, ed è relativamente recente il tuo passaggio ad una più costante attività solistica?
La fama arriva tardi a volte, vedi il mio illustre concittadino, lo scrittore Andrea Camilleri… spero tuttavia di non dover attendere così tanto! Sicuramente vivere in un’isola come la Sicilia ti tiene lontano dalle opportunità che potrebbero fornirti città come Milano, Roma o Bologna… ma non posso lamentarmi delle bellissime collaborazioni che ho avuto fin qui nel jazz, nel pop e nella world music. Forse l’essermi prestato a numerosi progetti, che mi hanno anche fatto crescere parecchio, non mi ha lasciato tanto tempo per puntare decisamente solo sui miei, chissà… adesso però L’esploratore mi sta dando grandi soddisfazioni ed è questa la strada. Intendo dire che il mio fine principale è portare la chitarra classica, suonata con un approccio squisitamente personale, alle grandi platee che forse ancora non ne conoscono le enormi potenzialità.

Quando hai cominciato a suonare, da bambino, avevi dei miti chitarristici? Ne hai avuti, in seguito, e ne hai adesso?
Certamente da piccolo ho avuto anch’io i miei miti… si chiamavano Paco de Lucía, Joe Pass, John Williams… ma non ho mai sentito il loro peso addosso interiormente… anzi, dopo l’ascolto di un bel disco o di un grande concerto live correvo subito a studiare, nel continuo desiderio di migliorare me stesso.

Con quali colleghi chitarristi ti sei trovato particolarmente a tuo agio, e con quali ti piacerebbe suonare?
Tra i chitarristi coi quali ho avuto belle esperienze artistiche devo citare Gigi Cifarelli e Alessio Menconi, entrambi grandi musicisti, e oltre a loro il funambolico Bireli Lagrene e l’americano Richard Smith, con il quale ho appena inciso un CD in duo che presto sarà distribuito anche in Italia. Mi piacerebbe molto suonare con Tommy Emmanuel, Sylvain Luc e Frank Vignola. Con quest’ultimo quasi certamente sarò in tour in Italia a luglio.

Parliamo di chitarre: ti abbiamo visto suonare una Godin, mentre nei CD si sente una classicai motivi delle scelte? Limpressione è che in Latinus tu suoni anche una archtop: se è così, quale chitarra è?
Le chitarre che uso essenzialmente sono le Godin, sia il modello Grand Concert SA Nylon String che la Archtop Kingpin 5th Avenue. Sono molto contento del rapporto di endorsement che si è instaurato con la casa canadese, e con la Bose per quanto riguarda l’amplificazione dei miei strumenti. Nel disco Latinus, che risale al 1998, ho usato una Takamine EC 132 SC. Ma ovviamente posseggo molti altri strumenti tra cui una Gibson Howard Roberts Fusion, una Ovation Elite e la chitarra alla quale sono sentimentalmente legato da una vita, la classica di Antonino Scandurra.

Mi è sembrato di notare che non fai particolare riscaldamento prima delle tue performance: sembra incredibile, vista la complessità e la velocità da cui seieh, eh, affetto; è stato un caso, a Sarzana, oppure stai tranquillamente a chiacchierare fino ad un momento prima e dopo precipiti in tutta quella musica? Cosa consigli di fare ai meno esperti, prima di un concerto?
Mi ritengo molto fortunato per il fatto di non necessitare di particolare riscaldamento prima di un concerto. Direi proprio che non ho alcun problema a suonare ‘a freddo’, a meno che il primo brano non presenti particolari difficoltà tecniche per cui almeno un quarto d’ora di esercizio si dovrebbe fare. In genere credo che il riscaldamento prima di una performance andrebbe sempre fatto, per una questione puramente fisica o anche solo per prendere confidenza con l’ambiente e lo strumento, ma soprattutto per entrare nella giusta dimensione di concentrazione che l’esecuzione di un repertorio complesso certamente richiede.

Nei due album solistici che ho ascoltato, cè soltanto un tuo brano originale, “Waltz For Mary”, che personalmente ho trovato emozionantissimo e stupendo. Scrivi più per ensemble che per sola chitarra, o possiamo aspettarci nel prossimo futuro anche altri brani originali solistici?
Anche ne L’esploratore c’è un mio brano originale, “Douce valse”, e in effetti mi piace molto scrivere sia per chitarra sola che per ensemble. Si tratta al momento di una scelta di marketing che abbiamo fatto col mio produttore Alfredo Lo Faro, convinti come siamo che prima di proporre un repertorio totalmente originale sia meglio privilegiare l’arrangiamento di celebri brani per affascinare il pubblico che notoriamente partecipa con più coinvolgimento ad un concerto con brani noti. Nel mio cassetto ci sono molti brani originali per chitarra sola, ma non dimentichiamo che anche i brani scritti per altre formazioni sono semplicemente l’evoluzione di un iniziale arrangiamento solistico.

So che – fatto senza precedenti che mi risultino – ti è stata riconosciuta una quota di 22/24 su alcuni dei brani che hai arrangiato: praticamente sei il vero autore della tua “Tico Tico”
Tutte le volte che rivisito un brano devo necessariamente aggiungere una parte improvvisata, quasi delle variazioni sul tema, diversamente non mi riterrei completamente soddisfatto. A volte le parti originali e le variazioni armoniche che aggiungo sono tali e tante che la stessa SIAE, in riferimento a L’esploratore, mi ha riconosciuto la quasi totale paternità di quei brani che vengono considerati oramai di ‘pubblico dominio’.

A proposito di futuro, so per certo che sono in corso contatti importantiti va di parlarne, o vale la scaramanzia dei musicisti?
Mi piace avere sempre dei progetti per il futuro. Da più parti mi chiedono un secondo volume de L’esploratore, di cui certamente verranno pubblicati gli arrangiamenti editi da Fingerpicking.net con la distribuzione della Carisch. Mi piacerebbe continuare la collaborazione con Antonella Ruggiero, magari con un bel disco dove lei possa cantare dei miei brani originali, e in corso d’opera c’è anche un progetto con grande orchestra e repertorio totalmente originale… vedremo. Per adesso mi godo i risultati de L’esploratore e l’intensa attività concertistica che mi porterà a breve a Ferentino Acustica, al Festival Internazionale della Chitarra di Mottola e in giro per il mondo.

Giovanni Pelosi

Francesco Buzzurro suona in concerto sabato 25 giugno a Ferentino Acustica, dove terrà anche una master class la domenica 26 alle ore 10 (info: tel. + 39 348 6521194).

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  Giovanni Pelosi

Giovanni Pelosi nasce a Roma nel 1952, e suona, come chitarra elettrica solista in diversi gruppi, nel corso degli anni Sessanta e Settanta. Nel 1981, incontra il fingerstyle per chitarra acustica, tramite Giovanni Unterberger, il piu' importante chitarrista acustico, nonchè insegnante, in Italia. Nello stesso anno, conosce Stefan Grossman nel suo "periodo italiano". Con simili amicizie, fu naturale, per Giovanni Pelosi divenire un chitarrista fingerstyle e realizzare i suoi primi arrangiamenti pubblicati nel libro "Beatles per chitarra fingerpicking" edito dalla Berben edizioni nel 1983. In concerto ha suonato con Giovanni Unterberger, Stefan Grossman, John Renbourn,Duck Baker e molti altri chitarristi italiani, mentre continua a realizzare arrangiamenti di numerosi brani. Tra questi, molti sono tratti dai Beatles, ma ve ne sono anche di altri autori quali Y. Zawinul (Birdland), D. Grusin (Mountain Dance ), J. Taylor (Shower the people, I will follow), P. Daniele (E invece no , E so' cuntent'e sta') o B. Bacharach (I say a little prayer).

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